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Streghe - opere
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Leonora Carrington ![]() "Ritratto dell’ultima Mrs. Partridge", 1947 Olio su tela. Collezione privata.
Una donna avanza su una pianura. Sullo sfondo si vedono degli alberi e un cielo coperto da nuvole minacciose. La figura della donna è estremamente allungata, i capelli formano un curioso ventaglio verso il cielo. Tra le mani essa tiene una sorta di pentola o di scrigno a guscio di noce. Al suo fianco un colombo blu di dimensioni gigantesche sembra procedere sospeso in aria. È una strega che sta recandosi a compiere un rito magico? Ci sono tutti gli elementi per supporlo. La Carrington introduce lo spettatore nel suo mondo enigmatico e fantastico dove i personaggi richiamano le antiche favole celtiche di fate e di streghe della sua infanzia.
"La notte dell’ottavo giorno", 1987 Olio su tela. Collezione privata.
Il dipinto ha un contenuto magico-religioso, legato in parte a rituali sciamanici, ma anche all’opera alchemica di trasformazione e rigenerazione. Le strane figure femminili della Carrington sono totem personali, alter ego o specchi deformanti del sé. Associate ad ibride figure di animali, sono elementi essenziali del misterioso compiersi del rito magico che si svolge nel giorno della Resurrezione di Cristo, nella notte dell’ottavo giorno come dice il titolo dell’opera. Un tendaggio si apre come un sipario nella notte in cui si svolge la cerimonia. Un uccello nero a quattro zampe, forse un corvo, allude al primo stadio dell’Opera alchemica, la putrefazione. Le quattro figure femminili rappresentano i quattro stadi della vita umana, nascita, giovinezza, vecchiaia e morte (il teschio), mentre la luna e le stelle, che illuminano la notte e scandiscono il tempo, alludono alle quattro stagioni; insieme formano il numero otto, simbolo di rinascita. La fenice, ripetuta tre volte, è simbolo di resurrezione, così come il numero otto formato dai due fiori a quattro petali. Il disco ruotante dorato è il fuoco che scandisce le fasi dell’opera alchemica di rigenerazione.
Remedios Varo
"Cacciatrice di stelle", 1956 Olio su masonite. Collezione privata.
La cacciatrice di stelle avanza su un pavimento quadrettato che allude alla razionalità con una rete per farfalle in una mano e una gabbia in cui ha imprigionato la luna nell’altra. La luna illumina la figura femminile che ha le sembianze di uno strano insetto ancora parzialmente racchiuso nella crisalide. Con questi racconti suggestivi, fiabeschi e misteriosi, in cui la donna, fata o strega, mostra tutto il suo potere creativo, la pittrice esplora i sentieri magici che portano alla trasformazione della realtà. Come dice la Carrington, pittrice con cui per lungo tempo la Varo condivide il suo percorso creativo: «Le donne devono riappropriarsi dei propri diritti, inclusi quei poteri misteriosi che da sempre sono stati nostri e che nel corso del tempo gli uomini hanno violato, rubato o distrutto».
"Polvere di stelle", 1958 Olio su masonite. Collezione privata.
Il dipinto rappresenta un fantastico laboratorio alchemico, immerso e quasi sospeso in un cielo carico di polvere stellare che sembra congiungersi con il laboratorio e penetrare in esso. In questo luogo l’alchimista, che ha le sembianze della pittrice stessa, ricerca la quintessenza del femminile perduto, raffigurato dalla luna ingabbiata. Per la Varo, infatti, l’alchimia consiste nella scoperta e ricerca della femminilità e del vero ruolo della donna nella storia. La pittrice rifiuta il ruolo tradizionale della donna e la rappresenta non come oggetto, ma come essere pensante.
"La scienza inutile o l’alchimista", 1958 Olio su masonite, 105 x 54 cm. Collezione privata.
In questo, come in altri suoi dipinti, la Varo crea un macchinario per comunicare con un mondo superiore. Il personaggio centrale, l’alchimista, il suo alter ego, con un semplice movimento aziona la manovella che mette in funzione tutto il meccanismo. Il vestito dell’alchimista, che è la continuazione del pavimento del laboratorio a riquadri che alludono alla razionalità, indica la sua unione con la materia, materia che si trasforma attraverso la fantasia e la magia. In questo modo la Varo esplora, trova e comunica l’importanza dell’unità e della riflessione per conquistare mete difficili, per accostarsi ad altre realtà, altri mondi e altre idee.
Leonor Fini
"Domenica pomeriggio", 1980 Olio su tela, 126 x 94 cm. Galerie Minsky.
Le streghe e i gatti sono da sempre sono considerati esseri misteriosi per eccellenza e spesso vengono concepiti come l’incarnazione del diavolo. La Fini rappresenta streghe e gatti in forma quasi parodistica. Le sue figure femminili, un po’ fate e un po’ streghe, senza età, sono rispecchiamenti magici delle sue diverse identità e i suoi gatti enigmatici sono parti di sé che vivono l’avventura nei labirinti interiori misteriosi dove i sogni si confondono con gli incubi.
"I collari", 1984 Olio su tela, 91 x 65 cm. Collezione privata.
In questo dipinto, come in tante altre opere della Fini, i particolari sono resi con maniacale minuzia, con un segno pittorico quasi rinascimentale, in una ricerca basata sui toni fascinosi del mistero. Le donne a destra portano il collare di legno usato per impedire alla vacche di attraversare le siepi e sono ricoperte da vesti cascanti che mascherano la loro femminilità, mortificandola. Sembrano manichini, ma sono solo donne piegate, prigioniere di un ruolo che altri ha scelto per loro. La protagonista, l’alter ego della pittrice, è la donna senza collare che, a gambe aperte, ostenta un pube ricoperto di peli rossi. È la donna che, rifiutando il suo ruolo tradizionale, è riuscita a riappropriarsi dei poteri che la società maschilista ha cercato e cerca sempre di soffocare.
"La governante", 1992 Olio su tela, 61 x 46 cm. Galleria Minsky.
La pittura della Fini contiene sempre elementi bizzarri, onirici ed espressioni dell’inconscio. In questo dipinto le affascinanti, ma anche inquietanti figure femminili, sacerdotesse o streghe, sembrano immerse in un mondo incantato o nel regno degli inferi. Esse compiono un misterioso rito arcaico da cui scaturisce con forza l’immagine dell’eterno femminino, simboleggiato dalla figura con i capelli rossi e dall’aspetto altero e irraggiungibile, l’alter ego della pittrice. Una delle caratteristiche nell’opera della Fini, infatti, è il tema del "doppio", la scoperta cioè di un "altro" interiore da conoscere e in cui fondersi per rinascere.
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