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Sfruttati e discriminati in Messico e in Africa - opere
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Diego Rivera
"Ingresso in miniera", 1923
Particolare del murale al pianterreno del Cortile del Lavoro, 4,74 x 3,50 m. Segreteria dell’Educazione Pubblica, Città del Messico.
L’edificio della Segreteria, costruito tra il 1921 e il 1922, viene concepito come luogo di diffusione del cambiamento culturale postrivoluzionario. Il riformato Ministero dell’Educazione, infatti, intende coinvolgere il popolo nelle diverse iniziative, dalle feste ai liberi dibattiti. Nel 1923 il ministro dell’istruzione José Vasconcelos affida a Rivera l’incarico di decorare con dipinti murali i due cortili interni della Segreteria. Il programma di Vasconcelos è quello di utilizzare la pittura murale a scopi educativi per mostrare il rifiuto dell’epoca coloniale e della cultura europeizzata del XIX sec., senza rinnegare però la tradizione. Il ministro intende sostenere l’eguaglianza sociale e razziale della popolazione india e affermarne l’integrazione culturale. Si propone anche la riconquista di un’identità culturale nazionale messicana dopo centinaia di anni di oppressione spagnolo-cristiana. La decorazione pittorica della Segreteria riguarda i tre loggiati di due cortili adiacenti, il Cortile del lavoro e il Cortile delle feste, e una scala intermedia. Il tema generale del ciclo è "Cosmografia del Messico moderno" e intende offrire un quadro generale di tutte le ricchezze messicane, naturali e culturali. Nel Cortile del lavoro, al pianoterra, sono rappresentati i tre ambiti lavorativi: agricoltura, artigianato e industria. Le raffigurazioni hanno uno stile classicamente figurativo, una struttura semplice e un’intensa forza espressiva. Al suo ritorno in Messico, infatti, Rivera abbandona le ricerche formali del periodo passato a contatto con le avanguardie europee ed elabora uno stile immediatamente comprensibile dal popolo. In questo particolare, dove illustra il duro lavoro degli indios in miniera, Rivera raggiunge una grandiosità epica.
"Il macinino dello zucchero", 1923 Particolare del murale al pianterreno del Cortile del Lavoro, 4,74 x 3,50 m. Segreteria dell’Educazione Pubblica, Città del Messico.
Anche in questo particolare del murale del Cortile del Lavoro si può notare la volontà di Rivera di esprimersi con un linguaggio semplice, fortemente espressivo e immediatamente comprensibile da tutti. Nel periodo postrivoluzionario tutti gli artisti messicani attivamente impegnati politicamente rielaborano il loro linguaggio pittorico per comunicare con il popolo e trovano nei murali il mezzo più adatto per farlo. Nel periodo tra le due guerre, il ritorno al realismo è una tendenza che si riscontra anche in molti paesi europei come l’U.R.S.S., la Germania e l’Italia. Mentre in Europa sono rari gli esempi di produzione di alta qualità e molto frequenti quelli in cui prevale la retorica propagandistica dei vari regimi socialisti, in Messico i grandi muralisti trovano negli ideali rivoluzionari l’impulso creativo per realizzare opere di altissima qualità.
Particolare dal murale al secondo piano dell’edificio dell’Amministrazione nell’Università Autonoma di Chapingo.
Nel 1924 Rivera riceve l’incarico di decorare l’edificio amministrativo e la cappella dell’Università Autonoma di Chapingo che dal 1920 è diventata anche Scuola Nazionale di Agricoltura. Il tema generale del ciclo che ricopre l’entrata, il corridoio, le scale, il secondo piano dell’edificio centrale e la cappella annessa all’edificio centrale, è la "Terra liberata". Al secondo piano dell’edificio centrale si trovano i murali con il "Buon Governo" e "Il cattivo governo", con preciso riferimento agli affreschi di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo pubblico di Siena. In questo particolare, operai e contadini si uniscono per organizzare la lotta armata. Incorniciato nel vano di una porta, il padrone appare solenne e impassibile come una divinità. Nel rappresentare il passato prerivoluzionario, Rivera esprime anche la speranza in un Messico futuro senza oppressioni e intolleranze.
"Gli sfruttatori", 1926 Particolare dal murale al secondo piano dell’edificio dell’Amministrazione nell’Università Autonoma di Chapingo.
Nel particolare di questo murale gli indios, sfruttati e costretti a lavorare una terra che non gli appartiene, vengono vessati e maltrattati. Rivera vuol ricordare a tutti che cosa succedeva in Messico nel passato prerivoluzionario. La rivoluzione del 1910 ha permesso di scoprire l’esistenza di un’identità culturale messicana che deve diventare il nucleo centrale per lo sviluppo di un carattere nazionale e per il superamento di ogni forma di razzismo. Il sangue di tanti martiri non è stato sparso invano, ma ha fecondato la terra e reso prolifica l’opera dei pittori e dei poeti che si sono fatti interpreti di questo messaggio.
"La nuova religione e il Santo Offizio", 1930-31
Particolare del murale della loggia, 4,25 x 1,34 m. Ex palazzo Cortés di Cuernavaca.
Nel 1929 Rivera viene incaricato di realizzare i murali per la loggia del ex palazzo di Cortés a Cuenavaca, nello stato di Morelos. Il tema generale è quello della "Conquista", con particolare attenzione alla storia di Cortés. Rivera narra i diversi episodi che hanno portato alla distruzione della cultura azteca, delle sue risorse naturali, comprese quelle auree. Nel particolare di questo murale il pittore rappresenta la conversione coatta degli indios alla religione cattolica. Vari ordini religiosi si adoperano per ottenere migliori condizioni di vita per gli indios, ma partono dal presupposto che sia necessario salvare anche le loro anime. L’evangelizzazione coatta distrugge così le radici più profonde della cultura azteca. In questo ciclo Rivera si rifà a Gauguin nel ricreare l’atmosfera di una civiltà primitiva e a Rousseau nella fantastica elaborazione del paesaggio.
"Piantagione di canna da zucchero a Morelos", 1930-31
Particolare del murale della loggia, 4,35 x 2,82 m. Ex palazzo Cortés di Cuernavaca.
In questo particolare del murale della loggia dell’ex palazzo Cortés di Cuernavaca, Rivera rappresenta il lavoro forzato degli indios nella raccolta della canna da zucchero. In primo piano un colono spagnolo armato di fucile e di frusta sorveglia il lavoro degli indios. Sullo sfondo si vedono dieci indios appaiati che tirano faticosamente un carro carico di canne sotto l’occhio vigile di un colono armato di scudiscio e di lancia.
Jean Michel Basquiat
"Native Carrying Some Guns, Bibles, Amorites on Safari", 1982
Acrilico e pennarello ad olio su tela, con legno a vista. Collezione di Francesco Pellizzi.
In questo dipinto Basquiat affronta ironicamente il tema del lavoro dei neri sfruttati oggi come ieri. Un portatore nero trasporta una cassa. Accanto a lui c’è un bianco, un "buana" armato di fucile, in tenuta coloniale. Sta per cominciare un safari. Basquiat accompagna le immagini col testo COLONIZATION: PART TWO (Colonizzazione parte II). Le S della scritta $KIN$ (pelli) sono state trasformate dall’artista nel simbolo del dollaro. Si riferiscono ai guadagni che farà il cacciatore con le pelli degli animali che sta per uccidere, ma alludono anche allo sfruttamento dei bianchi sulla pelle dei neri. La scritta col nome di Cortés si richiama alla colonizzazione spagnola del Messico.
Keith Haring
"Sud Africa libero", 1985
Poster a due colori, nero e rosso, realizzato e distribuito in 20.000 copie.
Haring partecipa con frequenza alle campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro ogni tipo d’intolleranza. In questo poster si esprime, come di consueto, nel suo linguaggio semplice, diretto e di grande efficacia. Un uomo di colore di dimensioni gigantesche schiaccia un omino bianco che lo tiene al guinzaglio, facendoglielo sfuggire dalle mani. La X sulla minuscola sagoma bianca, che in genere Haring usa come simbolo di malattia fisica, allude alla situazione malata dello stato sudafricano dove una minoranza di bianchi detiene il potere e impone un regime di segregazione razziale a una maggioranza di neri che prima o poi scateneranno la rivolta. L’apartheid verrà abolita solo nel 1992.
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