Discriminati negli USA - opere

 

 

 

Jean Michel Basquiat

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"Autoritratto", 1982

 

Acrilico e olio su carta su tela con supporti di legno, 152,5 x 152,5 cm. Collezione Leo Malca.

 

In questo dipinto Basquiat si autoritrae con i capelli a raggiera in un’acconciatura rasta, le mani alzate e l’espressione allucinata. Nel 1982 il pittore conosce Serge Kapharoah, artista delle Bermude che lo coinvolge nel suo interesse per la diaspora africana. Nel desiderio di riscoprire le sue radici, la sua appartenenza alla cultura africana, Basquiat, che aveva fino ad allora seguito la moda punk dei capelli rasati con cresta al centro, trasforma il suo look.

 

"All Coloured Cast, Part II", 1982

 

Acrilico e olio su tela, 152,5 x 152,5 cm. Collezione Leo Malca.

 

La figura di un nero domina gran parte del dipinto. Su uno sfondo giallo ocra spiccano le scritte, Alexander the great, China, Haiti e altre. Da alcuni critici Basquiat viene inquadrato nel movimento degli American Graffiti, movimento che nasce ufficialmente nel 1974 e che si prolungherà per oltre un decennio per concludersi verso il 1985-86. Egli però non accetta l’appartenenza a questo movimento, anche se, prima di diventare famoso, fa dei tag sui muri di Manhattan. Il tag è una frase elaborata e scritta su muro a bombing (bombolette di colore spray) che non si può tradurre letteralmente, ma che deve essere interpretata come avviene nei giochi di enigmistica. In questo dipinto si può notare il forte legame dell’artista con la musica rap. La musica rap è una forma espressiva del proletariato nero che consiste in una sorta di bombardamento di parole accostate l’una all’altra senza nesso logico. Si tratta spesso di parole forti che hanno un significato intrinseco, ma che sono accostate in modo non sequenziale.

 

"Lye", 1983

 

Acrilico e olio su tela, 167,5 x 152,5 cm. Collezione Enrico Navarra.

 

In questo dipinto, Basquiat accosta due miti, la Gioconda, icona della cultura dei bianchi, e Nat King Cole, l’uomo di colore diventato una star internazionale. Sopra Monna Lisa c’è la scritta "NAT "KING" COLE" ©, sormontata da una corona, la corona che spetta a chi è re nella sua arte. Cole, il famoso cantante nero di blues è molto amato da Basquiat. Basquiat conosce la musica, suona il clarinetto e il sintetizzatore, crea un complesso musicale e produce anche dischi di musica rap e hip hop. La sua preferenza però va alla musica jazz, i cui protagonisti vengono spesso citati nei suoi quadri. In questo dipinto, si vedono due mani. Leggendo da sinistra verso destra, a sinistra, c’è la mano destra, come dice la scritta RIGHT HAND, con i numeri da 1 a 5 che partono dal pollice a sinistra. A destra, invece, c’è la mano sinistra, come dice la scritta LEFT HAND, con i numeri da 5 a 1 che partono dal pollice a destra. Solo le mani incrociate davanti, col dorso verso lo spettatore, si possono vedere in questo modo. Creando gli accostamenti più disparati, l’artista chiede allo spettatore di interagire con l’opera.

 

"Self-Portrait as a Heel, Part Two", 1982

Acrilico e pennarello ad olio su tela, 243,8 x 156,2 cm. Collezione Stephane Janssen.

 

Anche in questo autoritratto Basquiat ha un’acconciatura rasta. Il volto sembra una maschera africana. Gli occhi sono immensi e melanconici. Nella bocca i denti sembrano una gabbia. Le mani sono disegnate solo con un tratto di pennarello. Il nero della figura è reso più aggressivo per il contrasto con le zone bianche e col verde dello sfondo. Le pennellate sono date con furia. Il senso di improvvisazione che ne deriva aumenta l’impatto drammaticamente espressivo della figura.

 

 

"Spike", 1984

Acrilico e olio su tela, 155 x 165 cm. Collezione José Nesa.

 

Basquiat, a otto anni, viene investito da un’autovettura mentre gioca a pallone. Questo incidente lo costringe ad affrontare due interventi chirurgici nel corso dei quali gli asportano la milza. Durante la convalescenza, la madre gli regala un libro di anatomia di un certo Gray, un testo in uso nelle facoltà universitarie di medicina. Nel 1978, a distanza di dieci anni, Basquiat darà il nome Gray al suo primo complesso musicale. Il futuro pittore, sfogliando il libro, scopre i segreti del corpo umano, ma rimane colpito dal fatto che tutte le figure siano di uomini, donne e bambini bianchi. Da ciò nasce la sua curiosità di conoscere l’anatomia di un bambino di colore. Il ricordo di uno spaccato del corpo umano di un nero diventa un elemento ricorrente nelle sue opere, quasi a voler sottolineare che dentro tutti gli uomini sono uguali.

 

"Skin flint", 1984

Acrilico, olio, collage di fotocopie e pastello a olio su tela, 218 x 178 cm. Collezione privata.

 

Una figura femminile delineata da un contorno rosso occupa l’altezza del quadro. Accanto, il disegno di un utero rimanda alla curiosità dell’artista di sapere come è fatto un corpo umano dentro. Sulla destra un omino nero, il pittore stesso, trasmette un’immagine di grande sofferenza. In questo periodo, l’artista comincia a deperire a causa dell’uso di eroina. Il suo fisico si consuma ed egli comincia a soffrire di paranoia, di complessi di persecuzione. Si tratta di un momento di grossa instabilità psicologica di cui si rendono conto tutte le persone che lavorano con lui. Spesso il pittore si autoritrae mutilato, senza una gamba o senza le mani. Forse Basquiat si sta chiedendo che cosa ha nel cuore la donna che gli sta accanto, la donna con la quale non riesce più a comunicare e che, nel momento più difficile della sua vita, sembra diventata insensibile e distante come una divinità. 

 

"Big Snow", 1984

Olio su tela, 168 x 152 cm. Collezione Dante Vecchiato, Galleria d’Arte, Padova.

Quest’opera sembra un foglio di appunti con le relative cancellature. L’arte di Basquiat è istintiva come la musica jazz. La musica che nasce durante le jam sessions non segue uno spartito, ma è solo estemporanea. L’opera di Basquiat nasce come una sequenza musicale jazz e anche le correzioni ne fanno parte integrante.

La scritta JESSIE OWENS rimanda ad uno spicchio di storia in cui il protagonista è stato un nero. Jessie Owens è stato consacrato alla storia come uno fra i più grandi atleti di tutti i tempi nei Giochi Olimpici di Berlino del 1936. Con queste gare Hitler vuole dimostrare al mondo la superiorità della razza ariana. È invece Owens che vince i 100 metri, i 200 e il salto in lungo. È ancora Owens l’uomo chiave nella squadra di staffetta dei 400 metri che raggiunge la medaglia d’oro. Gli americani esultano. Per la prima volta, uno statunitense vince in un solo giorno quattro ori alle Olimpiadi. Ma Owens è soprattutto un americano di colore e la comunità nera vive attraverso la figura vincente del "suo" atleta il momento dell’orgoglio e del riscatto da tante sofferenze subite.

 

"Black", 1986

Acrilico, olio, collage di fotocopie e legno su pannello, 127 x 92 x 21,5 cm. Collezione Enrico Navarra, New York.

 

In quest’opera, emergono pannelli di legno con effetti di spessore e di profondità. Basquiat come molti altri artisti prima di lui, usa il polimaterismo in funzione espressiva. In quest’opera lo spettatore è costretto fisicamente ad avvicinarsi e ad allontanarsi per "leggere" le scritte più piccole sulle fotocopie incollate ai pannelli di legno e quelle più grandi tracciate col pennello. La scritta BLACK incorniciata di rosso e la corona alludono inequivocabilmente all’orgoglio di essere nero. Basquiat è re della sua arte. È un nero uscito dall’anonimato, è il primo pittore nero ad avere raggiunto una notorietà internazionale. La comunità nera si può identificare in lui con orgoglio.

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