Terre di confine

L'acqua e la pietra

 

 

di

Piero Farina

Marisa Fogliarini

 

foto di M. Fogliarini

 

Durata: 27' 30''                                                                 1° messa in onda:  09 02 09

Tra le tante terre di confine che si trovano sugli estremi lembi del suolo nazionale, il territorio che circonda il golfo di Trieste è senz’altro uno dei più contesi, ma anche tra i più legati alla storia della Repubblica Italiana. Qui le rocce dell’altopiano carsico strapiombano sul mare dando vita a paesaggi tra i più affascinanti dell’Adriatico, amati da scrittori, poeti, naturalisti.

Qui l’acqua in milioni di anni ha scavato la roccia dando origine a universi sotterranei di grande bellezza.

Qui con la pietra carsica, utilizzata in tutta la regione come ottimo materiale da costruzione, è stato realizzato il Castello di Miramare, sogno d’amore di uno sfortunato sovrano.

Con la stessa pietra è stato edificato il Faro della Vittoria, eretto dopo la Prima Guerra Mondiale,  quando l’intera regione ha duramente sofferto per ritornare alla madrepatria.

Sepolti nella pietra dell’altopiano restano infine alcuni tra i più cruenti segni dell’ultimo conflitto mondiale quando la città più cara agli italiani ha rischiato di perdere la propria identità nazionale.

Oggi la storia degli ultimi cento anni, con la definitiva caduta dei confini che per secoli hanno diviso il suolo europeo,  appartiene definitivamente al passato e la città può guardare con fiducia al suo futuro.

PRODUZIONE DIVA CINEMATOGRAFICA PER GEO & GEO - RAITRE 2008

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Nel porto di Trieste, sul molo Audace . . .

 (foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

. . . fervono i preparativi per accogliere l'elicottero dei Vigili del Fuoco . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

. . . per essere pronti ad ogni evenienza . . .

 (foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

. . . finalmente eccolo che arriva.

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Dopo l'indispensabile rito dell'imbracatura cui si sottopone il regista Piero Farina . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

. . . si parte.

(foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 18 06 07)

A nord-ovest della città di Trieste, dopo Sistiana, si estende la falesia calcarea che, con un salto di circa ottanta metri, strapiomba . . . 

 (foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 18 06 07)

. . . su acque ancora cristalline.  

  (foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 31 05 07)

Il profilo della costa si segue meglio dalla vela di Fulvio Molinari, giornalista e scrittore, autore del romanzo "L'isola del muto".

 (foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 31 05 07) 

(foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 18 06 07)

La scogliera continua fino al Castello di Duino . . .

(foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 18 06 07)

 (foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 20 04 07)

. . . che si vede anche dal sentiero Rilke.  Il poeta austro-tedesco che gli diede il nome lo percorreva assiduamente quando, più di un secolo fa, soggiornava proprio in quel castello.

(foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 20 04 07)

 (foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 20 04 07)

Il sentiero, che collega Sistiana a Duino Aurisina, . . .

(foto M. Fogliarini, Duino Aurisina 20 04 07)

. . . si snoda seguendo la costa come un grandioso belvedere.

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 18 06 07)

La pietra della costa è la medesima che caratterizza l'altopiano del Carso Triestino . . .

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 18 06 07)

Alcuni luoghi dell'altopiano ricordano la poesia di Scipio Slataper che nella raccolta "Il mio Carso" così vedeva i suoi luoghi dell'anima: «Carso, che sei duro e buono!

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 18 06 07)

. . . le montagne si frantumano, la valle si rinchiude, il torrente sparisce nel suolo.

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 18 06 07)

Tutta l'acqua s'inabissa nelle tue spaccature e il lichene secco ingrigia sulla roccia bianca, gli occhi vacillano nell'inferno d'agosto . . .

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 18 06 07)

. . . ogni suo filo d'erba ha spaccato la roccia per spuntare, ogni suo fiore ha bevuto l'arsura per aprirsi».

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 18 06 07)

Ma l’aspetto dell’altopiano, in questi ultimi decenni, è notevolmente mutato per le diverse condizioni climatiche, la sospensione del  taglio dei boschi, l’assenza di animali da pascolo e l’attività di rimboschimento.  La  pietra caratterizza ancora  i luoghi dove, tra gli arbusti del sottobosco, si scopre l’incredibile mondo delle cavità sotterranee, . . .

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

. . . come la Grotta Doria il cui pozzo verticale  non supera i venti metri di profondità. Sotto l'occhio vigile di Fabio Forti, coordinatore della Grotta Gigante, si preparano a scendere Spartaco Savio, Paolo Toffanin, Adriano Lamacchia, speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan di Trieste del C.A.I. Società Alpina delle Giulie, e il regista Piero Farina.

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

Adriano inizia la discesa.

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

Il tratto a strapiombo della Grotta Doria non presenta grandi difficoltà perché le pareti sono dotate di scale di ferro.  

  (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

Ora è il turno di Piero Farina.

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

Spartaco, Adriano e Paolo si fermano ad ammirare la bellezza delle concrezioni calcaree . . .

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

. . . ma anche i danni che qualche speleologo sconsiderato ha recato alle pareti della grotta con i suoi graffiti.

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

La grotta Doria, come tante altre nel Carso triestino, è  formata da numerose gallerie e caverne.

(foto P. Farina, Carso Triestino 02 06 07)

L’acqua, scavando le rocce calcaree per oltre cento milioni di anni, ha formato reticoli di stalattiti e stalagmiti, sinuosi camminamenti dove s’introduce a fatica anche chi è abituato a percorrere i più stretti passaggi.

Adriano, sotto gli occhi di Spartaco e Paolo, guadagna il foro d’uscita strisciando a contatto diretto della pietra.

(foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 18 06 07)

L’azione dell’acqua e il trascorrere dei millenni hanno formato nel ventre della montagna carsica smisurati universi sotterranei come la Grotta Gigante il cui ingresso è oggi celato dagli edifici in cui è stato allestito un museo.

(foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

A differenza della Grotta Doria, la Grotta Gigante si sviluppa anche in profondità: "La caverna è lunga 380 metri, larga 65 e alta 107 metri . . ."

(foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

 (foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

. . . afferma Fabio Forti, coordinatore della Grotta Gigante  . . .

(foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07

 (foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

 

(foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

 

(foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

 

 (foto M. Fogliarini, Borgo Gigante 01 06 07)

Dall’inizio del secolo scorso la grotta è una delle mete preferite dai turisti che, percorrendola a piedi, si muovono tra stalattiti e stalagmiti alte anche dodici metri.  

(foto M. Fogliarini, Aurisina 18 06 07)

(foto M. Fogliarini, Aurisina 18 06 07)

Da sempre la pietra carsica si estrae per utilizzarla come ottimo materiale da costruzione. È quanto accade a poca distanza dal mare, nella Cava Romana di Aurisina.

(foto M. Fogliarini, Aurisina 18 06 07)

Nella grande cava, attiva da più di duemila anni, i banchi rocciosi raggiungono la profondità di una cinquantina di metri e l’altezza di un centinaio.

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

I Romani, già in epoca repubblicana, fornivano la pietra a tutte le città della penisola.  L’estrazione, che un tempo avveniva in cunicoli sotterranei, oggi viene praticata a cielo aperto.

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

Si tagliano i grandi blocchi di calcare col cavo diamantato che  evita spreco di materiale.

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

Separati i lastroni dal corpo della montagna, i martinetti  ne allargano a mano a mano il taglio fino a porre il banco di roccia in precario equilibrio.

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

La scavatrice, sotto l'occhio vigile del direttore dei lavori Roberto Verza e della videocamera, dà la spinta finale . . .

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

(foto M. Fogliarini, Aurisina 24 05 07)

. . . il blocco di marmo precipita in una nuvola di polvere.

(foto M. Fogliarini, Trieste 03 06 07)

La pietra di Aurisina trova ancora oggi largo impiego in molte parti del mondo.  A Trieste molte  piazze, vie e palazzi sono stati costruiti  con questa pietra che, per la sua compattezza, ha mostrato di  reggere assai bene l’usura del tempo.

Luoghi come Piazza Vittorio Veneto nel Quartiere Teresiano. . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 03 06 07)

. . . il Canal Grande . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 23 04 07)

. . . e S. Antonio Taumaturgo sul Canal Grande.

 (foto M. Fogliarini, Trieste 03 06 07)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto P. Farina, Trieste 03 06 07)

 A Trieste si perpetua la memoria di un passato asburgico nella statua di Sissi, imperatrice d'Austria. . .

 

 (foto M. Fogliarini, Trieste 24 04 07)

(foto M. Fogliarini, Trieste 24 04 07)

. . . e in quella del cognato Massimiliano d'Austria.

 (foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Ferdinando Massimiliano, arciduca d’Asburgo, tra il 1856 e 1860 realizzò un sogno, un suggestivo e romantico sogno dove la pietra e l’acqua hanno avuto pari importanza.

 

 (foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Il castello di Miramare, voluto da Massimiliano come coronamento dell’amore per la moglie Carlotta, si erge su uno sperone di arenaria grigia che sorge direttamente dal mare. 

 (foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Lo stile eclettico che caratterizza le torri dell’imponente  edificio e i finestroni che s’aprono nei suoi muri a scoprire la vastità dell’orizzonte, svelano l’intento dell’arciduca che affidò il compito di valorizzare il suo sogno all’intensa luce del golfo.

 (foto M. Fogliarini, Trieste 24 04 07)

La luce si frange sulla pietra delle murature rendendo irreale l’intero edificio, un miraggio di vita felice che non si è mai concretizzato.

 

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

È proprio nella darsena del Castello di Miramare che il maestro Severino Zannerini, direttore del complesso "Opera giocosa", dirige il valzer di Joseph Strauss "La libellula" . . .

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

. . . mentre le ballerine della Scuola di danza classica e moderna “Giselle” di Gorizia, diretta dalla Prof.ssa Carlotta Tosoratti . . .

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

. . . e i ballerini dell'A.D.D.S. “CLUB DIAMANTE F.V.G” di Sagrado (GO),  diretto dai maestri Fulvio e Marisa Settomini, danzano.

(foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

È ancora il maestro Severino Zannerini che suona  al  violoncello l' "Adagio" dal Concerto in la maggiore per violoncello e archi di G. Tartini, accompagnato dal complesso "Opera giocosa".

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

 (foto M. Fogliarini, Trieste 29 05 07)

 (foto M. Fogliarini, Trieste 31 05 07)

La pietra bianca per il suo castello, Massimiliano la trovò non molto lontano, percorrendo con i bragozzi, le grandi barche da carico dell’epoca, la stessa rotta che, con qualche ora di navigazione, si può percorrere in barca a vela . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 31 05 07)

. . . con Fulvio Molinari, inviato speciale della Rai nell'Europa dell'Est, in Austria e in Germania, scrittore, provetto velista e ideatore della Barcolana, la storica regata velica europea, che in quella terra è nato.

(foto M. Fogliarini, Trieste 31 05 07)

 (foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

I bragozzi  attraversarono più volte il golfo di  Trieste per procurarsi la pietra e più volte navigarono le coste occidentali dell’Istria fino  a Orsera.

Da queste acque ripartivano le grandi barche cariche di pietre.

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

In passato l’economia di Orsera (Vrsar) si basava, oltre che sulla pesca e sulla coltivazione dei campi, anche sullo sfruttamento della cava di Montracher.

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

Oggi la cava è quasi del tutto abbandonata. Sul muschio, l’ossido e le erbe che hanno ormai coperto il biancore della pietra, spiccano le opere di chi ha voluto lasciare qui il segno della propria arte.

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

Dopo che l’intera regione è entrata a far parte del territorio iugoslavo, nell'attuale Croazia, molte famiglie  come quella di Fulvio sono state costrette a trasferirsi a Trieste. 

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

Questa tragedia ha indotto Fulvio a scrivere "L'isola del muto. Storia del pescatore dalmata che parlava ai gabbiani".

Il suo è il dramma di chi ha perso la propria casa . . . 

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

. . . tutto ciò che è legato in modo profondo ai primi anni della giovinezza e sente il desiderio di conservare nella memoria le immagini struggenti di un mondo che non esiste più.

(foto M. Fogliarini, Orsera 23 04 07)

«. . . si erano diffuse voci di gente arrestata e uccisa, di deportazioni, di espropri delle proprietà, delle campagne. Nell’isola nessuno era stato ucciso ma le voci che accendevano paure ed inquietudini arrivavano dalla costa con i pescherecci . . .  » si legge nel romanzo di Fulvio.

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

Paure e inquietudini che proprio nelle voragini, nelle  foibe scavate dall’acqua nella pietra carsica, hanno avuto il loro tragico epilogo. È in abissi come quello di Plutone, che ha uno strapiombo di più di cento metri, che sono stati infoibati gli oppositori del regime, o presunti tali, nel periodo dell’occupazione iugoslava.

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

È proprio l'ingresso dell'abisso di Plutone che il regista Piero Farina aiutato da Adriano Lamacchia, speleologo della Commissione Grotte Eugenio Boegan di Trieste del C.A.I. Società Alpina delle Giulie, si prepara a riprendere . . .

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

. . . mentre Paolo Toffanin ha iniziato la discesa . . .

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

 (foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

. . . Spartaco Savio si occupa di fare sicurezza a Piero Farina durante la ripresa . . .

(foto M. Fogliarini, Carso Triestino 02 06 07)

. . . infine è il turno di Adriano Lamacchia di calarsi nell'abisso.

(foto M. Fogliarini, Basovizza 18 06 07)

Una grande lastra di ferro chiude la cosiddetta “Foiba di Basovizza”.

(foto M. Fogliarini, Basovizza 02 06 07)

La foiba non è una cavità naturale, ma un pozzo minerario profondo oltre duecento metri.

(foto M. Fogliarini, Basovizza 02 06 07)

(foto M. Fogliarini, Basovizza 02 06 07)

Dal 1980 è il memoriale per tutte le vittime degli eccidi avvenuti dal 1943 al 1945.

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

Trieste, pur essendo stata duramente colpita dalle vicende dell’ultima guerra, oggi ha ripreso a vivere con l’animo di sempre e guarda al suo passato con tenerezza e rispetto. 

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

Il tram di Opicina, inaugurato all’inizio del secolo scorso, appartiene ormai alla storia della città. Il percorso è dolce, suggestivo e permette di godere appieno la vista della città e del suo golfo.

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

Il tram è senz’altro il modo più romantico, anche se non il più rapido, per superare 350 metri di dislivello e raggiungere i boschi e la roccia dell’altopiano carsico.

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

"Da quando il vecchio impianto a cremagliera è stato sostituito, è la trazione a fune che permette di superare la forte pendenza  prima di arrivare al capolinea di Villa Opicina" . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

. . . spiegano il signor Fabio Facchettin e l'ingegnere Raffaele Nobile  direttore dell'esercizio Trenovia al regista Piero Farina.

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

Il carro scudo o spintore permette di superare la pendenza . . .

 

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

. . . poi torna per spingere il prossimo tram.

(foto M. Fogliarini, Trieste 23 04 07)

A Trieste le molte etnie, identità e culture che la compongono, hanno sempre convissuto in modo armonioso.

(foto M. Fogliarini, Trieste 23 04 07)

Per le vie del centro urbano in passato si poteva incontrare James Joyce, il grande scrittore irlandese, oggi  raffigurato tra i passanti, come gli altri illustri triestini Svevo e Saba, in procinto di attraversare il ponte Rosso sul Canal Grande.

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

La città trae forza dal suo passato ricco di storia . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

. . . dalla presenza di edifici come la cattedrale di S. Giusto . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 31 05 07)

. . . che da sempre è il simbolo della città. 

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Città che ha lottato per continuare ad essere italiana, Trieste ha dedicato all’Unità d’Italia la sua piazza più importante.

  (foto M. Fogliarini, Trieste 18 07 07)

Recentemente l’asfalto della pavimentazione è stato sostituito con 35.000 lastre di pietra d’Aurisina.

(foto M. Fogliarini, Trieste 03 06 07)

La pietra di Aurisina si ritrova anche sulla scala reale in riva Caduti per l'Italianità dove costituisce il basamento per il monumento al Bersagliere . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 03 06 07)

(foto M. Fogliarini, Trieste 03 06 07)

. . . e alle Ragazze di Trieste.

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

Anche per il Faro della Vittoria, che si erge a 116 metri sul livello del mare, la pietra ha avuto un ruolo rilevante.

(foto M. Fogliarini, Trieste 18 06 07)

È la  bianca pietra  di Orsera infatti a rivestire la grande torre di cemento armato.

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

(foto M. Fogliarini, Trieste 25 05 07)

Giovanni Borriello custodisce e svela ai visitatori i segreti del faro.

(foto M. Fogliarini, Trieste 25 05 07)

La lampada che si trova al suo culmine  ha una portata di ben trentuno miglia . . .

(foto M. Fogliarini, Trieste 20 04 07)

. . . ma presto questo faro sarà sostituito come tutti gli altri dai satelliti.

(foto M. Fogliarini, Trieste 25 05 07)

Oggi la sua luce ricorda ancora agli italiani che vivono al di là dei confini, sulla costa istriana che si vede affacciandosi sulla sua terrazza, la vicina presenza della comunità a cui tuttora appartengono.

 

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