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Il sogno di un cavaliere errante di
a cura di Marisa Fogliarini
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L’idea del cortometraggio di Piero Farina, della durata di 11' 22", è nata durante una visita alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea presso il Palazzo della Cultura di Latina dove, nel maggio 2006, è stata realizzata, nell’ambito del Progetto Museo Teatro Laboratorio di Daniela Remiddi, la mostra "Siamo tutti pupi" con i Pupi Siciliani della Collezione dei Fratelli Pasqualino. Quattordici dei trenta fondali scenici che ho realizzato per il Teatro dei Pupi dei Fratelli Pasqualino tra gli anni settanta e novanta hanno animato le pareti del salone creando un’atmosfera onirica e surreale. È nella dimensione del sogno che è nata in Piero Farina l'ispirazione per un breve testo teatrale che unisce Don Chisciotte a Sancio Panza, il suo scudiero. Don Chisciotte, giunto alla fine della sua esistenza, desidera terminare i suoi giorni tornando ad essere Alonso Chisciano, detto il "Buono", lo squattrinato nobile di campagna che per un'intera vita ha desiderato indossare i panni del cavaliere errante. Ma Sancio crede ormai nella lucida follia del suo padrone e implora Don Chisciotte di non arrendersi alle leggi del destino e della vecchiaia. Un gioco di specchi dove i pupi ritrovano assieme alla forza epica del teatro di Fortunato Pasqualino, a cui il testo si è liberamente ispirato, la stralunata visionaria fissità di chi, forse, proprio in Alonso Chisciano detto il "Buono" intende riscoprire la propria umanità perduta.
Testo e foto tratte dal cortometraggio di Piero Farina
"Strana ed incredibile notte ho trascorso, caro Sancio, senza che tu potessi in qualche modo essermi d’aiuto… - dice Don Chisciotte - Ne sono così scosso nell’intimo dell’anima mia da avere buoni motivi per pensare di essere ormai vicino a morire…"
"Signore mio, ho dormito di un sonno assai profondo, ma… - risponde Sancio non ancora del tutto in sé - sarei venuto certamente assieme a voi ad affrontare le tenebre se con una buona secchiata d’acqua mi aveste liberato dai fumi del vino che ho bevuto ieri sera!"
“Non mi sono affatto mosso dal letto della locanda, come ti ho detto, ma nel sonno i sogni sono divenuti realtà e la realtà sogno . . .
. . . Attraversare lande deserte e . . .
. . . mari tempestosi fino a giungere ai due capi del mondo conosciuto è destino di un cavaliere errante che non bada certamente ai pericoli che possano presentarsi lungo la sua strada. . .
. . . né desidera evitare le incognite della foresta dove gli alberi alzano braccia fiammeggianti al cielo . . .
. . . Mai però mi è capitato di addentrarmi in un edificio più misterioso e deserto . . .
. . . dove le pareti parevano aprirsi al mondo coi colori dell’immaginazione... Principi, maghi o ladroni che abitate il palazzo, mostratevi, ho gridato più volte, ve lo chiede il Cavaliere della Mancia . . .
. . . Se non mi risponderete prima che sorga l’astro che riscalda e illumina la terra dei nostri padri . . .
. . . sarò costretto ad usare contro di voi maniere assai più forti... a brandire la mia spada, compagna fedele delle mie avventure e delle mie lunghe notti!"
"Signor mio, svegliatevi, riprendete coscienza - dice Sancio ormai del tutto in sé - ora è pieno giorno e poi… mi permetto di ricordarvi che, anche dormendo . . .
. . . si possono prendere considerevoli legnate . . .
. . . solo per mancanza di prudenza e di pazienza . . .
. . . A volte dietro il silenzio della gente si nasconde solo sordità e non malanimo…"
"Sancio, sai bene - replica Don Chisciotte - perché spesso assieme a me l’hai patito . . .
. . . quanto talvolta la gente nasconda nel suo silenzio . . .
. . . il volto perverso e malefico del Gran Beffardo! . . .
. . . Tu, mio unico scudiero, hai visto quanto io sia stato ignorato da uomini d’arme e nobili cavalieri . . .
. . . nel momento in cui affrontai da solo l’insulsa violenza dei giganti dalle lunghe braccia, che non hanno ascoltato il mio appello e non hanno, una volta per tutte, deposto le armi di fronte alle ragioni del bene e della fratellanza . . .
. . . La gente spesso si limita a guardare dagli usci e con poca fierezza attende l’esito della battaglia . . .
. . . Solo dopo, quando ormai si è spento il fragore delle armi, prendono partito ed omaggiano il vincitore."
"E come si potrebbe dar loro torto! - dice Sancio tra sé e sé - Prudenza e ragionevolezza sono doti che rendono l’uomo un vero uomo! Ma che altro vi è accaduto mentre io smaltivo le conseguenze della sbornia?"
"Dopo diversi, inutili tentativi di sfoderare la spada contro gli insolenti che si celavano nelle tenebre senza svelare neanche per un attimo le loro sembianze - risponde Don Chisciotte - ho toccato con mano quanto grande fosse la debolezza del mio braccio . . .
. . . Per ore ho vagato per le lande fumose della sonnolenza fino a raggiungere le possenti mura di un paese fortificato . . .
. . . Le case risplendevano nella luce intensa del sole canicolare . . .
. . ma dalle finestre degli edifici e dei palazzi non giungevano musiche, né melodie di gente in festa, ma piuttosto metalliche sonorità di soldataglie agli ordini di un tiranno . .
. . . Lamenti e gemiti provenivano infatti dagli spazi nascosti degli scantinati. Voci soffocate di uomini che respiravano con fatica e lanciavano maledizioni dure come diamanti, che colpivano e perforavano la mia armatura . . .
. . . invocazioni d’aiuto così disperate da suscitare in me profonda tenerezza… Ancora una volta ho tentato di assestare robusti fendenti di spada e spezzare le sbarre di tanta ingiusta prigionia…"
"Voi, signor mio - dice Sancio, a mezza voce, tra sé e sé - avreste dovuto lasciare quei prigionieri nelle loro galere . . .
. . . A volte, avere pietà di chi giace in catene . . .
. . . è mancare d’amore verso la gente alla quale quegli uomini hanno fatto danno…"
"Ma anche qui il mio braccio non ha retto il peso della mia prediletta spada … - continua Don Chisciotte senza ascoltare le parole di Sancio - anche se il mio compito è di liberare gli altri dal giogo con cui il Gran Beffardo tiene tutti schiavi, ho dovuto arrendermi e lasciare quel paese nelle mani del suo tiranno."
"Signore mio, dopo tante vicende vissute assieme a voi come vostro scudiero - replica Sancio - ho capito che la libertà non la si riceve in dono, ma la si conquista!"
“Inseguendo la matassa dei miei sogni - continua Don Chisciotte - ho lasciato l’ultimo porto dietro le mie spalle . . .
. . . attraversato le roventi sabbie del deserto che a sera erano spazzate dai venti opachi del continente africano . . .
. . . raggiunto contrade solitarie, dove le vette s’inerpicavano nel cielo fino a raggiungere il sole . . .
. . . Paesi e immagini che hanno liberato l’anima mia accompagnandomi, dopo lunghe ore di navigazione, fino alle coste sicure e amiche della Spagna . . .
. . . Quando ormai la notte era tornata a coprire con un manto di tenebra anche l’angolo più nascosto di me stesso, ho visto brillare, lungo la costa ormai vicina, migliaia di stelle . . .
. . . Un intero firmamento di mondi sconosciuti che brillavano riempiendo di luce le mie pupille. Caro Sancio, di fronte a tanta bellezza forse termina il viaggio del Cavaliere della Mancia che depone per sempre la sua spada . . .
. . . Sono ormai vecchio, Sancio e se in Don Chisciotte muore anche la sua follia . . .
. . . negli occhi celesti dell’altra parte di me stesso, continua a vivere Alonso Chisciano, gentiluomo squattrinato della Mancia che per gli esemplari costumi fu detto il Buono".
“No, vi scongiuro signor mio - dice Sancio, disperato - non mi abbandonate, non mi disilludete . . .
. . . mi dovete ancora condurre alla mia isola dove mi avete promesso che diventerò governatore, e poi… ormai, in realtà, io credo nella vostra follia! Ricordo ancora quella volta, poco prima che iniziasse il nostro viaggio, quando avete detto…"
"Verrà giorno - dice Alonso Chisciano detto "il Buono", ricordando - in cui una zanzara o una mosca, come finanche la stessa luce del sole, dovrà chiedere permesso prima di entrare in una casa . . .
. . . In quel giorno l’ordine della cavalleria si sarà esteso anche agli animali più piccoli, alle piante, alle pietre… Già i fiori partecipano dell’ordine cavalleresco . . .
. . . Ognuno può vedere che le rose potrebbero essere dame, e i gigli cavalieri erranti, né si può negare l’alto rango al quale si levano le farfalle per quanto esse provengano dal bassissimo stato dei vermi…"
"Ma allora non potete più negare, signor mio - dice Sancio, fiducioso e trionfante - che Don Chisciotte abbia vissuto e che, come io ho udito dalla stessa bocca di Alonso Chisciano detto "il Buono"…"
"Un giorno la violenza era nel cielo e sulla terra - risponde Alonso Chisciano detto "il Buono", con voce dolce e sicura - era nel fuoco, nell'aria, nell'acqua, era in tutte le cose. Ed anche gli uomini erano violenti. Il giudizio di Dio era deciso dalla spada . . .
. . . come la ragione del mondo e della vita . . .
. . . Finché un giorno, annunziato da tutti i libri di cavalleria nel nome della giustizia e dell’amore, apparve un cavaliere errante..."
Fondali scenici di Marisa Fogliarini Pupi della Collezione dei Fratelli Pasqualino
Il cortometraggio è IL SOGNO DI UN CAVALIERE ERRANTE di Piero Farina
regia, fotografia e voce Piero Farina
montaggio Manuele Farina
musica Francesco Gazzara Samuel Barber Adagio per violini op. 11
durata 11’ 22’’
PRODUZIONE FARINA & FOGLIARINI 2006
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