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Gay - opere
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Keith Haring
"Senza titolo", 1983
Acrilico su tela. Collezione privata.
In questo dipinto, come in tanti altri, Haring si avvale di pittogrammi che si richiamano a quelli dei Maya e degli Aztechi, degli aborigeni australiani, degli africani. I pittogrammi consistono in una forma primitiva di scrittura che rappresenta idee e fatti per mezzo di disegni in cui le figure nascono l’una dall’altra senza soluzione di continuità. In questo dipinto, un mostro stritola con la lingua un omino che, con il braccio sinistro, tocca il simbolo della croce. La croce simboleggia il moralismo, il bigottismo dell’America puritana che, negli anni Ottanta, vede, nella diffusione dell’Aids, un castigo divino contro la pratica dell’omosessualità. In tutti i dipinti di Haring, il male, i demoni, i mostri hanno sempre un volto definito, mentre gli esseri umani ingenui e indifesi non hanno mai lineamenti.
"AIDS", 1985
Acrilico su tela. Collezione privata.
Haring dipinge questa tela quando non sa ancora di essere ammalato di Aids, ma molti suoi amici stanno già morendo di questa malattia. L’artista rappresenta l’Aids come un mostro con il volto in stato di decomposizione. Il cartellino con la X, appeso al collo dell’essere mostruoso, ricorda l’iscrizione I.N.R.I. che si trova sulla croce del Cristo crocefisso. La X rossa allude alla malattia del sangue. Le sagome umane distrutte dalla malattia sono collegate con il pene al mostro che ha un doppio sesso, maschile e femminile, attorno al quale si stringe una tenaglia che parte dal basso. In alto ci sono degli orribili volti alati, ispirati ai cherubini di Raffaello. In questo dipinto, Haring usa il giallo che è il colore della follia, della malattia, accostato al nero che è quello della morte.
"L’albero della vita", 1986 Acrilico su tela. Collezione Enrico Coveri.
Questo dipinto non datato, ma probabilmente del 1986, appartiene alla collezione dello stilista Coveri, morto di Aids. I colori impiegati e la presenza dei segni di movimento danno un’impressione di grande vivacità e dinamismo. L’albero verde simboleggia la speranza. Le foglie, che si stanno trasformando in esseri umani, alludono alla nuova generazione che forse non sarà più vittima dell’intolleranza. Sotto l’albero, come foglie morte, ci sono delle sagome umane contrassegnate dalla X, simbolo di malattia.
"Silence=Death", 1987
Litografia a colori. Collezione privata.
Silenzio = morte è il motto-logo del gruppo attivista AIDS, ACT UP, nato nel 1987 sull’onda della rabbia delle comunità gay per le politiche inefficaci e dannose dell’amministrazione Regan di fronte all’emergenza Aids. Haring realizzerà molti manifesti per questo gruppo che si batte affinché tutti i gay vincano la paura di esporsi e parlino dei loro problemi prima che sia troppo tardi. La scritta in alto significa: ignoranza = paura. Solo con l’informazione si può prevenire e allontanare il flagello dell’Aids.
"Senza titolo", 1988
Litografia in bianco e nero. Collezione privata.
In questa litografia l’assenza del colore rende più drammatica la rappresentazione. Nella prima l’omino con la X della malattia sta ai piedi della croce, simbolo dell’America puritana e bigotta che considera il flagello dell’Aids una sorta di punizione divina per i gay. I lupi, i "benpensanti", sono circondati dai segni dell’energia e del movimento.
"Senza titolo", 1988
Litografia in bianco e nero. Collezione privata.
La litografia si richiama alla precedente con la differenza che l’omino malato è crocefisso e i lupi, i "benpensanti" sono diventati più numerosi.
"Silence=Death", 1989
Acrilico su tela. Collezione privata.
Il titolo dell’opera si rifà al motto-logo del gruppo attivista AIDS, ACT UP. Il gruppo, infatti, sovrappone queste parole all’immagine di un triangolo rosa su sfondo nero. La storia del triangolo rosa ha inizio prima della Seconda Guerra Mondiale, durante la salita al potere di Adolf Hitler. Nel 1935 il paragrafo 175, una clausola della Legge tedesca che proibisce le relazioni omosessuali, viene rivisto da Hitler per includere baci e abbracci gay al pari degli atti sessuali. I trasgressori di questa legge vengono sterilizzati, talvolta castrati, mandati in prigione e successivamente nei campi di concentramento. Dal 1942 possono essere condannati a morte. Nei campi di concentramento ogni prigioniero viene contrassegnato da un triangolo colorato con la punta verso il basso per designare il motivo dell’incarcerazione. Il triangolo rosa è il simbolo usato dai nazisti per identificare i gay. Negli anni ottanta, l’associazione ACT-UP (AIDS Coalition to Unleash Power) utilizza il triangolo rosa per la propria causa, capovolgendo il triangolo con la punta verso l’alto per simboleggiare una lotta attiva anziché una passiva rassegnazione al destino. Oggi il triangolo rosa rappresenta l’orgoglio e la solidarietà dei gay insieme alla promessa di non permettere mai più un altro Olocausto. Keith si appropria di questo simbolo universalmente noto e aggiunge una sorta di "velo"di figure argentate che alludono chiaramente alle scimmiette "non vedo, non sento, non parlo".
"La vita di Cristo", 1990 Trittico d’altare in bronzo dorato. AIDS Interfaith Chapel, Grace Cathedral di S. Francisco.
Il Trittico, l’ultima opera di Haring, viene completato in fretta prima della morte dell’artista a causa dell’Aids. Si trova sull’altare della cappella interreligiosa della Grace Cathedral di S. Francisco, completata nel 2000, che è un monumento alle vittime dell’epidemia di Aids e uno degli esempi più significativi di tolleranza nei confronti delle comunità gay. La Grace Cathedral, infatti, è stata in prima linea nella presa di coscienza e nella risposta al problema dell’Aids fin dalla comparsa del morbo nel 1981. Di quest’opera esiste un altro esemplare nella Cathedral of St. John the Divine a New York. Nel pannello centrale del trittico, in alto, si vede la croce del martirio. Sotto, da Gesù bambino l’energia vitale si irradia verso la folla anonima su cui scendono gocce di pioggia o forse di lacrime e sangue. Nei pannelli laterali, la stessa folla è sovrastata da angeli che nel pannello di sinistra sembrano tirare verso l’alto alcuni omini speranzosi, mentre in quello di destra appaiono terribili, minacciosi e respingenti. È evidente il richiamo all’iconografia del Giudizio Universale, in particolare a quello di Michelangelo nella Cappella Sistina. Ma qui non c’è il Cristo adulto, il Cristo giudice terribile e imparziale, ma un bambino ancora tra le braccia della madre, un bambino che suscita e sprigiona tenerezza, amore e misericordia.
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