Ebrei - opere

 

 

Marc Chagall

biografia  ►

 

"Resurrezione", 1937-48

 

Olio su tela, 168,3 x 107,7 cm. Centre Pompidou, Parigi

 

 

Colpito nel profondo dalle vicende belliche, Chagall taglia una sua tela precedente, “Rivoluzione” del 1937, per dare vita al trittico, “Resistenza, Resurrezione e Liberazione ” che porterà a termine solo nel 1952.

La lettura procede da sinistra verso destra, tutto ciò che accade nella prima tela si evolve nella seconda e si conclude nella terza.

Nel primo pannello il dolore e la distruzione imperversano su Vitebsk, la cittadina natale del pittore, che per Chagall diventa simbolo del mondo ebraico e dell’Europa distrutta dalla guerra e dalla follia.

Nel pannello illustrato nella foto i popoli cercano la soluzione alle loro tristi vicissitudini trovando nella fede e nell’organizzazione la forza per superarle.

Accanto a Cristo in croce, c’è un rabbino. Il cielo è di colore rosso sangue, ma una luce si alza dalla folla ad indicare il cammino, la resurrezione, la rinascita.

Nel terzo pannello, invece, gli ebrei festeggiano la liberazione danzando e cantando inni alla vita. 

 

 "Crocifissione bianca", 1938

 

Olio su tela, 155 x 140 cm. The Art Institute, Chicago

 

Il dipinto è ispirato alla persecuzione degli Ebrei nell’Europa centrale ed orientale, preludio delle atroci sofferenze che avrebbero subito negli anni della Seconda Guerra Mondiale da parte dei nazisti.

Il colore bianco è simbolo di un mondo in cui tutti i colori sono scomparsi. La prevalenza del bianco attenua e astrae la drammaticità dei contenuti chiaramente espressi dalle singole figure.

Il Cristo centrale è un martire ebreo, icona immateriale e diafana sovrastante la luce delle candele della menorah, il candelabro ebraico.

Sopra la testa di Cristo sono dipinte figure del Vecchio Testamento che piangono nel vedere ciò che sta accadendo.

Dalla figura centrale di Cristo, rappresentato secondo la tradizionale iconografia del Christus patiens, cioè del Cristo sofferente, si irradiano le altre figurine simbolo di martirio e violenza subita, con esplicito riferimento alla tragedia della persecuzione antisemita.

In alto a sinistra i soldati assaltano un villaggio, forse Vitebsk, rappresentato da un gruppo di case-giocattolo, tutte rotte e capovolte, di cui una in fiamme.

Una sinagoga sta bruciando in alto a destra.

A sinistra un uomo anziano in camicia azzurra, che nella prima versione del quadro aveva sul petto la scritta "Sono un ebreo", e un altro col rotolo della Legge scappano.

Una piccola barca sovraccarica di persone rappresenta il tentativo disperato degli ebrei di sfuggire alla brutalità impietosa dei loro persecutori.

Nell’angolo in basso a destra un vecchio fugge portando le sue poche cose in un fagotto.

 

"Esodo", 1952-66

 

Olio su tela, 130 x 162,3 cm. Centre Pompidou, Parigi

 

In questo dipinto Chagall racconta l’esodo del popolo ebraico nel passato recente della Seconda Guerra Mondiale, in quello dei pogrom d’inizio secolo e in quello remoto della fuga dall’Egitto.

Il centro della scena è dominato dalla gialla figura di Cristo in croce. Sotto le braccia aperte e inchiodate al legno della croce del Cristo, si ammassa numeroso il popolo eletto in un lungo corteo che si snoda verso il centro della composizione.

Tra la moltitudine si scorgono alcune figure ricorrenti dell’arte di Chagall: il rabbino che abbraccia la Torah, il rotolo della legge, l’ebreo errante con il sacco sulle spalle, la capra verde accanto a Mosè con le tavole della legge e Bella, la moglie dell’artista, sotto la huppah, il baldacchino nuziale, vestita con l’abito da sposa.

 

"La guerra", 1943

 

Olio su tela, 100 x 76 cm. Centre Pompidou, Parigi

 

 

Chagall dipinge questo quadro durante la seconda guerra mondiale.

Il blu della notte di Vitebsk, cittadina natale del pittore, viene improvvisamente rischiarato dai gialli bagliori delle fiamme che si alzano dalle case.

La città sottosopra cade in rovina mentre i suoi edifici crollano, la strada è inondata di sangue e un uomo vi giace esanime. Gli animali impazziscono e rovesciano i carri. La fuga disperata è l’unica soluzione.

 

"Il bue scuoiato", 1947  

 

Olio su tela, 101 x 81 cm. Collezione privata, Parigi

 

 

Chagall dipinge quest’opera a due anni di distanza dalla fine dell’Olocausto.

Il gigantesco animale scuoiato è un monumento a sei milioni di vittime innocenti. Il rosso della carne e del sangue è evidenziato dal contorno nero e intensificato dalla forma tendenzialmente triangolare delle zampe posteriori, del corpo e della testa del bue.

Sullo sfondo, a contrasto, c’è il bianco delle case e delle strade innevate di Vitebsk.

In alto a destra si vede il nonno del pittore in volo. Sopra di lui, c’è una candela, simbolo di pace domestica e di speranza in una felicità futura. A sinistra, in basso, il gallo che annuncia l’alba è simbolo di resurrezione.

 

Charlotte Salomon

biografia ►

 

"Senza titolo" (1939-43)

Tempera, 24 x 35 cm. circa, tratta dall’opera «Vita? o teatro?» di proprietà dello Joods Museum, Amsterdam. 

 

In questa tempera, dove si vede una marcia di soldati senza volto, spiccano la bandiera con la svastica e la scritta 30 gennaio 1933, data presa del potere in Germania da parte dei nazisti. L’avanzare compatto della folla trasmette il senso di angoscia e paura che la pittrice, insieme a tutti i suoi connazionali ebrei, prova di fronte a questo evento. Lo stile sommario adottato dalla Salomon, che si rifà a quello dei pittori espressionisti, rende con efficacia la drammaticità della scena.

 

 

"Senza titolo" (1939-43)

 

Tempera, 24 x 35 cm. circa, tratta dall’opera «Vita? o teatro?» di proprietà dello Joods Museum, Amsterdam.

 

L’enorme cartello che domina lo spazio di questa tempera riporta un articolo antiebraico da una testata di brutale propaganda nazista antiebraica, "Der Stürmer". Intorno, ebrei anonimi, senza volto, assistono attoniti e impotenti alla terribile progressione del programma nazista. Sullo sfondo si vedono i soldati che marciano trionfalmente dietro la bandiera con la svastica. In ultimo piano i nazisti rompono i cristalli delle vetrine dei negozi giudei. La Salomon fa riferimento alla "notte dei cristalli", il pogrom condotto dai nazisti, SA e SS, nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 in tutta la Germania. In questa notte vengono uccisi novantun ebrei, bruciate duecentosessantasette sinagoghe e devastati settemilacinquecento negozi. La polizia riceve l’ordine di non intervenire e i vigili del fuoco hanno solo il compito di impedire che il fuoco non distrugga altri edifici. Circa trentamila ebrei vengono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen.

 

"Senza titolo" (1939-43)

Tempera, 24 x 35 cm. circa, tratta dall’opera «Vita? o teatro?» di proprietà dello Joods Museum, Amsterdam.

 

 

La scritta in alto a sinistra dice in un tedesco molto offensivo per gli ebrei «Giudei della malora, prendetevi tutto ciò che potete prendervi». In basso i soldati, nel corso di una retata, prendono uomini, donne, vecchi e bambini ebrei. Il terrore è protagonista della scena.

◄ Ebrei

◄ intolleranza e pittura moderna         

◄ pagina iniziale