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Disabili fisici e mentali - opere
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Vincent Van Gogh
"Autoritratto con orecchio fasciato e pipa", 1889
Olio su tela, 51 x 45 cm. Collezione privata.
Tra l’ottobre e il dicembre del 1888 Van Gogh e Gauguin lavorano insieme ad Arles. La collaborazione tra i due pittori è difficile a causa delle divergenze sul modo di intendere la pittura e ben presto diventa impossibile a causa dello stato nervoso di Van Gogh. Dopo una violenta discussione, il pittore olandese minaccia l’amico con un rasoio e poi si recide parte dell’orecchio sinistro (nell’autoritratto appare bendato quello destro perché il dipinto è eseguito allo specchio). Il fatto spaventa Gauguin che abbandona Arles, dove la notizia si diffonde, provocando la richiesta dei cittadini di internare Van Gogh in un manicomio. Questo dipinto rivela una stretta affinità con la pittura di Gauguin nelle ampie campiture di colore stese uniformemente e nella spessa linea di contorno scuro che racchiude l’immagine.
"Ritratto di paziente dell’ospedale Saint-Paul", 1889
Olio su tela. Museo Van Gogh, Amsterdam.
Van Gogh esegue questo dipinto durante la degenza nell’ospedale Saint-Paul di Arles in seguito al taglio di parte dell’orecchio sinistro. Con questo ritratto il pittore dimostra di essere rimasto fedele al realismo delle sue origini. Anche se nel suo soggiorno parigino il contatto con le avanguardie lo porta a rinnovare il proprio linguaggio pittorico, per lui la pittura non sarà mai un obiettivo fine a se stesso. Per Van Gogh la pittura deve rappresentare la realtà degli umili nei suoi aspetti più profondi e spesso più dolorosi.
Pablo Picasso
"Madre con bambino malato", 1903 Pastello su carta, 47,5 x 41 cm. Museo Picasso, Barcellona.
Nei tratti a pastello di quest’opera del periodo blu di Picasso, affiora già il colore che contraddistinguerà il successivo periodo rosa. In questi anni l’artista è particolarmente interessato ai problemi di chi vive ai margini della società in condizioni d’estremo disagio e abbandono. Durante alcune visite all’ospedale femminile di Saint-Lazare a Parigi ha modo di osservare tante donne abbandonate nella solitudine della malattia. In questo pastello Picasso riesce a rendere tutta la tristezza e la desolazione della prostituta affetta da sifilide che abbraccia il suo bambino ammalato avvolgendolo nel proprio mantello.
"Vecchio cieco e ragazzo", 1903 Olio su tela, 125 x 92 cm. Museo Puškin, Mosca.
In quest’opera del periodo blu, Picasso esprime la tristezza e la solitudine dei due personaggi non solo attraverso la severa rinuncia alla policromia, ma anche allungandone le figure e racchiudendone con marcate linee di contorno le forme sintetiche e monumentali. In questo periodo gli emarginati della società sono per lui fonte continua di studio e d’ispirazione a cui attinge in ogni angolo delle strade di Barcellona.
"Vecchio chitarrista", 1903 Olio su tavola, 121 x 92 cm. The Art Institute, Chicago.
Appartiene al periodo blu quest’opera in cui Picasso rappresenta un vecchio mendicante che, su uno dei tanti marciapiedi di Barcellona, suona la chitarra. Lo strumento è l’unico elemento di colore bruno che si stacca dalla completa monocromia blu del resto della composizione. La forma morbida e panciuta dell’unico mezzo di sopravvivenza del vecchio contrasta con il suo corpo sproporzionatamente allungato e rinsecchito.
Giacomo Balla
"La pazza", 1905 Olio su tela, 175 x 115 cm. Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma.
Il dipinto ritrae, con una tecnica divisionista di colori accesi e contrastanti, una donna in controluce sulla soglia di una porta. Alle sue spalle, oltre la ringhiera di una terrazza, si vede un paesaggio luminoso, forse la porzione di Villa Borghese visibile dal balcone dello studio romano dell’artista. La donna ripresa dal vero è Matilde Garbini, una vicina di casa malata di mente, isolata e riportata in libertà da Balla quando viene messa in carcere nel 1907. Il numero dei bozzetti e degli studi realizzati dall’artista su questo soggetto evidenziano il suo particolare interesse per il comportamento di individui deboli e relegati ai margini della società: poveri, pazzi, lavoratori, vecchi. Questa scelta tematica si può ricondurre all’adesione di Balla all’idealismo sociale dell’amico poeta Giovanni Cena. Determinanti sono anche i contatti del pittore con lo scienziato Cesare Lombroso, l’inventore dell’Antropologia criminale basata sulla teoria dell’uomo delinquente nato o atavico che recherebbe nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall’uomo normale e socialmente inserito.
George Grosz
"L’eroe", 1936 ca. Litografia in bianco e nero. Arizona State University Art Museum.
Grosz partecipa alla 1° guerra mondiale, ma dopo poco tempo, nel 1915, viene congedato per malattia. Questo breve periodo è sufficiente a fargli cogliere l’orrore della carneficina che si sta consumando sui campi di battaglia. In tutta Europa milioni di proletari muoiono nel fango delle trincee o tra i corpi disarticolati e sanguinanti dei compagni caduti poco prima durante un assalto. Ma il destino peggiore non è quello di chi muore, ma di chi torna da eroe, spesso privo degli arti, ed è destinato a trascorrere il resto dell’esistenza mendicando sui marciapiedi.
Antonio Ligabue
"Autoritratto con cane", 1937 Olio su tela, 170 x 130 cm. Collezione privata.
Ligabue si autoritrae in compagnia del suo cane perché comprende e ama gli animali più degli uomini e da essi si sente amato. Nel dipinto la presenza degli altri uomini si intuisce, ma in lontananza, nel centro abitato che si scorge alle sue spalle. Ligabue vive emarginato dai suoi simili, ma in perfetta armonia con la natura vegetale e animale. Il taglio scelto da Ligabue nella composizione esalta la centralità delle due figure. I contorni accentuati le isolano e ne definiscono masse, volumi, spazi chiari e scuri. La resa delle figure è accurata ed essenziale negli elementi legati alla drammatizzazione, alla concentrazione del movimento, all’individuazione di stati d’animo, alla tensione narrativa che ne accentua il senso di potenza. La deformazione espressiva e la forte caratterizzazione dei soggetti, che avvicina la sua opera a quella degli espressionisti tedeschi, rendono con immediatezza situazioni psicologiche ed emozioni. Ligabue ricorre a soluzioni semplificate, istintive, suggerite dalla necessità figurativa di esaltare ciò che è vitale. Guardando queste figure si ha l’intuizione della loro fisicità e del loro esistere.
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